Si trattava di nuovo di una questione di principio. Che Giuliano promettesse di offrirsi volontario il sabato mattina, per uscire interrogato sull'arte degli Egizi, e poi restasse a casa influenzato senza dire niente a nessuno, a Platone e a Firmino dava un fastidio bestia.
Firmino, di suo, aveva sempre un piano B. «Non funziona. Stavolta Firmino non funziona neanche se piangi. Finisce come quando ti hanno preso al corso di arte circense. Ti sei stancato dopo neanche mezz'ora. La prof. ti manderà a posto ancora prima che tu le faccia la proposta». Firmino s'era preparato l'analisi di Guerre Stellari, usando le categorie del figlio di un suo amico, che tutti dicevano fosse un bimbo prodigio. Le categorie erano tantissime, e Firmino faceva più fatica a ricordarsi quelle, che la trama della trilogia col nome italiano unita alla trama della trilogia col nome inglese. Aveva intenzione di spiegare in italiano Star Wars e in inglese Guerre Stellari, e divenire esempio vivente di colui che concilia oggetto e linguaggio, e che fa della diversità d'espressione un'arma pacifista.
