Lo so che prima o poi si accorgono.
É chiaro che ora Sara torna e mi trascina con sé di peso.
Posso anche frenare con i talloni rigidi a terra, tanto non serve a niente: mi sporco come un cretino.
Ma finché non succede resto qui, seduto nell'erba scomoda, a controllarmi i nerini in mezzo alle dita dei piedi. Guardo infilarsi le formiche e le forbici che muovono coda e culo come pin-ups del regno animale. Se provo a stringere le dita tra loro, muoiono soffocate.
Di là impazza la piscina di giugno. Ricolma di grida, come un mattatoio deluxe.
Ma io non ci sto a passar sotto il giogo della doccia dolce, gelido spruzzo multiplo che diviene cascata, sulla mia schiena gracile. Allo specchio mi vergogno, sembro un insetto senza arte. Un coleottero senza smeraldo. Trofeo da barattolo e scarto, nemmeno la gloria da esposizione sotto-vetro.