Correva l'anno duemilaequattro quando scrissi il mio primo racconto.
Il cesareo parlato di un' immagine scioccante.
In questa sera di fine estate eccomi a scartabellare sulla rete fino all'incontro casuale con questo articolo.
Con questa città incredibile e il suo muro senza fine. O inizio.
Dolci e duri entrambi, come il marmo di carrara bianco pesca.
Le luci di Qualqilya erano lontane. E Qualqilya affogava nella nebbia, o forse era la nebbia che la soffocava. Questo si chiedeva Hadin, appeso al davanzale della finestra mentre masticava la cannuccia attorcigliata del suo succo alla pesca, arrancando in un pigiamino troppo lungo e pulendosi le goccioline della bocca con i gomiti.
Qualqilya da lì, sembrava lo stadio del Milan, anche se lui in realtà lo stadio del Milan non l’aveva mai visto. Però il Milan avrebbe dovuto avere uno stadio più o meno così.
L’avrebbe sicuramente raccontato a Nahed l’indomani a colazione.