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31 agosto 2010

Qualqilya esiste


Correva l'anno duemilaequattro quando scrissi il mio primo racconto.

Il cesareo parlato di un' immagine scioccante.
In questa sera di fine estate eccomi a scartabellare sulla rete fino all'incontro casuale con questo articolo.
Con questa città incredibile e il suo muro senza fine. O inizio.
Dolci e duri entrambi, come il marmo di carrara bianco pesca.


Le luci di Qualqilya erano lontane. E Qualqilya affogava nella nebbia, o forse era la nebbia che la soffocava. Questo si chiedeva Hadin, appeso al davanzale della finestra mentre masticava la cannuccia attorcigliata del suo succo alla pesca, arrancando in un pigiamino troppo lungo e pulendosi le goccioline della bocca con i gomiti.


Qualqilya da lì, sembrava lo stadio del Milan, anche se lui in realtà lo stadio del Milan non l’aveva mai visto. Però il Milan avrebbe dovuto avere uno stadio più o meno così.

L’avrebbe sicuramente raccontato a Nahed l’indomani a colazione.

25 giugno 2010

Limes (confini)


Lo so che prima o poi si accorgono.

É chiaro che ora Sara torna e mi trascina con sé di peso.
Posso anche frenare con i talloni rigidi a terra, tanto non serve a niente: mi sporco come un cretino.
Ma finché non succede resto qui, seduto nell'erba scomoda, a controllarmi i nerini in mezzo alle dita dei piedi. Guardo infilarsi le formiche e le forbici che muovono coda e culo come pin-ups del regno animale. Se provo a stringere le dita tra loro, muoiono soffocate.
Di là impazza la piscina di giugno. Ricolma di grida, come un mattatoio deluxe.
Ma io non ci sto a passar sotto il giogo della doccia dolce, gelido spruzzo multiplo che diviene cascata, sulla mia schiena gracile. Allo specchio mi vergogno, sembro un insetto senza arte. Un coleottero senza smeraldo. Trofeo da barattolo e scarto, nemmeno la gloria da esposizione sotto-vetro.