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13 maggio 2009

Lalineadelcambiodidata

[dodici giugno ore dodici
fuori dalla tenda]


Seduto. Testa tra le mani.In bilico nel tempo. Col silenzio assordante dei tropici senza stagione. Tocco le poche cose che ancora possiedo. Le mani, le dita, le ciglia. No le ciglia no. Incenerite dal fragore delle mine. Cadute a terra come aghi di pino secchi.

Lasciando il mio viso nudo e spettrale. Vittima della sua totale mancanza di forma.

Ma l'alba dei due giorni sorge, lasciandomi impreparato e mancante. Stendo le dita aldilà della convenzione. Suonando i meridiani come le corde grasse di un basso. O di un'arpa. Avrebbero dovuto spostare le convenzioni o le mie convinzioni. Interrompere questa guerra. Ricominciarla da un'altra parte, in una location diversa. La pausa caffè di una partita di Risiko. Cambiare set, non la causa. Ma io, nella frenesia molle di un cambio palco stanco, ho perso l'orientamento. E le motivazioni che tutto muovono. Nel regresso all'infinito della causalità che mai inizia.

E, terrore, mai finisce.