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06 novembre 2010

Andrea, dalla finestra

Andrea, dalla finestra, ascolta l'acqua bagnare il selciato.
Infilarsi tra le beole del vecchio cortile, formare rigagnoli insistenti imprigionati nel labirinto di Pac Man. Un fiume tenace raggiunge la pozzanghera a destra. E il troppo respiro che s'apre l'annega. Rimbomba nella soffitta la canna dell'acqua che sciacqua il cortile. Caccia l'odore della neve giallastra e ravviva il grigio opaco di brina. Acqua stagnante e piscia di cane gelano insieme nel cocktail del sabato. La finestra aperta appena: l'aria fendente ti pugnala di fronte.
Ma Andrea ascolta soltanto, non vede.
C'è la parte bassa della tettoia che oscura la vista e costringe all'ipotesi.
Si chiede a che ora l'ora d'aria, ritengo
Lo guardo restando distesa sul letto: da lì vedo solo le spalle incurvarsi.
Sbircio dapprima da sopra il mio libro. Una mano a ravvivare i capelli corvini. Riprovo da sotto, il mio mento affonda nel collo di lana. Mi discosto di poco per raggiungergli il viso: ma lo scopro girato di sbieco, e lo sguardo rimane celato.
Mi chiedo che cosa si chieda, là fermo. A sprecare i minuti di un pomeriggio d'inverno.