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25 ottobre 2011

Calcoli

Si piaceva, lei, schizzata sul vetro convesso dello schermo. Si piaceva riflessa e mobile mentre serviva i clienti con la sicurezza magica di chi comanda per un tempo limite. Per questo quando Walter aveva deciso di spostare le macchinette in un angolo meno invasivo, a Cinzia era dispiaciuto. Ne avevano discusso la sera stessa, mentre lui contava i soldi della cassa e lei dava due giri di chiave per l'abitudine di sentirsi sicura. Lui non ne vedeva la differenza, lei ne faceva una questione estetica e un tantino personale. Così, siccome alla lunga le cose non cambiavano, Cinzia se l'era messa in tasca e aveva smesso di parlarne. D'altronde non era a lei che spettavano tali decisioni e tanto meno aveva voglia di spaccarsi i nervi su un diverbio tanto idiota.

Quando cominciò con l'incollarvi il muso al vetro, lentamente smise di vedersi bella. Il viso lasciava posto al collo lungo e magro, diritto come un giunco era una lama che fendeva il vetro. La fortuna, ipnotica, girava come uno spiedo, e il poker era un gioco per bambini sullo schermo sadico di un videogame. Dentro a quella creatura non un'anima ma due pozzi, gli stomaci. Uno stracolmo di guadagni, l'altro ripieno di monete pronte per essere vinte. Allora, i gettoni non contavano. Le macchinette a gettoni erano arrivate dopo, quando Walter si era ridotto a liquidi da fame e Cinzia arrivava sempre troppo tardi per poter passare in banca a cambiare le banconote in monete da un euro e viceversa. 

15 ottobre 2011

Draghi

Lo sferragliare del tram faceva ballare le case.

Loris aveva gli occhialoni gelatinosi e sporchi appiccicati al vetro, due ventose opache che spiavano senza vergogna. I palmi erano macchie ben piantate sulla parete trasparente e l'aiutavano a tenersi in equilibrio. Capitava che qualcuno si fermasse in coda proprio davanti al muso e a Loris, visti tutti quei didietro, non restava che ingozzarsi di mentine.

Ad una certa ora però la gente si diradava. Sarà che la mattina cavalca e diventa presto metà mattina. Non si bighellona a metà mattina, diceva sempre Otto, il vecchio baffone della portineria. Così anche Loris fingeva delle occupazioni per non farsi scoprire inoperoso, e lì, sul marciapiede della tabaccheria, tirava fuori tutti i suoi personaggini di Draghi e Maghi.
Draghi e Maghi usciva una volta a settimana, a metà mattina di solito, quando Otto si prendeva la pausa, l'acchiappava e lo trascinava al chiosco dei giornali. Loris non vedeva l'ora di quel giorno lì a quell'ora lì. A dire il vero, non osava chiedere ad Otto quando s'andava insieme al chiosco. Aveva paura che fossero vere quelle cose che si dicevano. Che quando Otto s'arrabbiava finiva male. Non si voleva finire in prigione noi, rifletteva Loris insieme ad Orgos e Darko, mago l'uno drago l'altro. Al solo pensiero di lui, chiuso al buio nei bassifondi di piazza Castello, con uno sputo d' acqua da bere e tutti dei rumori spaventosi e metallici, gli veniva una strizza che gli si chiudevano le chiappe. Per giunta in compagnia di quel noioso di Darko e di quel chiacchierone di Orgos gli sarebbe scoppiato il cervello. No, meglio non fare arrabbiare Otto e aspettare con pazienza che fosse lui a decidere che era l'ora del giornalino.