Si
piaceva, lei, schizzata sul vetro convesso dello schermo. Si piaceva
riflessa e mobile mentre serviva i clienti con la sicurezza magica di
chi comanda per un tempo limite. Per questo quando Walter aveva
deciso di spostare le macchinette in un angolo meno invasivo, a
Cinzia era dispiaciuto. Ne avevano discusso la sera stessa, mentre
lui contava i soldi della cassa e lei dava due giri di chiave per
l'abitudine di sentirsi sicura. Lui non ne vedeva la differenza, lei
ne faceva una questione estetica e un tantino personale. Così,
siccome alla lunga le cose non cambiavano, Cinzia se l'era messa in
tasca e aveva smesso di parlarne. D'altronde non era a lei che
spettavano tali decisioni e tanto meno aveva voglia di spaccarsi i
nervi su un diverbio tanto idiota.
Quando
cominciò con l'incollarvi il muso al vetro, lentamente smise di
vedersi bella. Il viso lasciava posto al collo lungo e magro, diritto
come un giunco era una lama che fendeva il vetro. La
fortuna, ipnotica, girava come uno spiedo, e il poker era un gioco
per bambini sullo schermo sadico di un videogame. Dentro a quella
creatura non un'anima ma due pozzi, gli stomaci. Uno stracolmo di
guadagni, l'altro ripieno di monete pronte per essere vinte. Allora,
i gettoni non contavano. Le macchinette a gettoni erano arrivate
dopo, quando Walter si era ridotto a liquidi da fame e Cinzia
arrivava sempre troppo tardi per poter passare in banca a cambiare le
banconote in monete da un euro e viceversa.