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28 settembre 2010

Una storia di precisione



Camminare su quel pavimento poteva dare alla testa ai non esperti del mestiere.

Maturo sapeva come spostarsi senza rischiare capitomboli in assolo.

Aveva imparato a sfruttare gli angoli convessi, i soffitti in fuga, gli scalini faticosi perché fuori misura. Sapeva come aprire il frigorifero senza farlo traballare. Silenziava le bottiglie di vetro separandole con la gomma piuma. L’aveva visto fare in una serie tv di avvocati, dove un tubino di donna si dipingeva le unghie dei piedi rosso scarlatto senza farle combaciare tra loro. Non le unghie certo. Le dita. Diramarsi dai talloni uniti sul tavolo a formare un cuore di carne indurita che l’avrebbe sostenuta come in un carillon. Un ottimo simbolo da fazione politica aveva convenuto un pomeriggio alle urne, davanti a schede elettorali mute, piene di spazi in cui scrivere e disegni schizzati senza alcuna premura.

Quella casa era fatta col culo, gli aveva ripetuto Mirabel dal momento in cui l’aveva visto sorridere serafico e poi annuire impettito al locatario che lo stava apertamente fregando.