L'acqua e ammoniaca della mattina appena alzata non è lasciata a macerare per errore.
La catenella d'acciaio penzola fredda accanto al corpo fermo, estremamente vulnerabile quando ancora non è venuto a contatto con l'aria vera, quella che sta aldilà dei vetri e che ha un sapore che si ricorda sempre. Gaia pensa che da sola non ne valga la pena, tutta quell'acqua solo per lei, non se la merita. Così, lascia l'urina sul fondo del gabinetto, ed entra nella vasca da bagno con ancora la parte sopra del pigiama.
La catenella d'acciaio penzola fredda accanto al corpo fermo, estremamente vulnerabile quando ancora non è venuto a contatto con l'aria vera, quella che sta aldilà dei vetri e che ha un sapore che si ricorda sempre. Gaia pensa che da sola non ne valga la pena, tutta quell'acqua solo per lei, non se la merita. Così, lascia l'urina sul fondo del gabinetto, ed entra nella vasca da bagno con ancora la parte sopra del pigiama.
Il getto freddo le gela la pianta del piede disegnandole attorno una forma incerta come il suo umore volubile. Non sa se si laverà anche la parte di sopra, l'acqua calda potrebbe non arrivare mai. I minuti passano e il verde spento della vasca, furtivo approfitta della luce. Gaia si siede sull'erba, d'improvviso sente caldo e decide che si laverà fin sotto le orecchie. Piega le ginocchia al viso, vicine da sfregare con la spugna e per un pelo una bicicletta non le passa sull'alluce. - Cristo, i vecchi - pensa Gaia - c'è il rischio che stendano gli altri nonostante il passaporto dica che tocchi a loro. Il caldo comincia ad avere la meglio e l'odore di urina è più forte di quello del sapone. Gaia al semaforo chiede scusa per le cattive abitudini e il cane del vecchio le dà ragione per non discutere. Lui, comunque, non arriverebbe a tanto. Odia essere messo sotto i piedi, nudi, degli esseri umani appena lavati, per questo raramente non dice quello che pensa. Poi riparte di gran lena, pedalando dietro al padrone. Gaia attraversa la strada, un altoparlante nascosto annuncia una giornata di forti sconti al motorvillage. Lei però tira dritto verso il mercato del corso: ha bisogno le sarde per fare una pasta come si deve e se possibile un elastico alto due dita, meglio color panna e non troppo spesso, per cucirlo all'interno del copripanca rotondo. Le han detto che sarebbe fantastico trovarlo dello stesso colore del mattone, così che il mobile potrebbe barocco sparire nel muro. Gaia ringrazia, poggia le borse sugli scalini e si asciuga il dorso puntuto all'altezza a cui arriva con le braccia torte all'indietro. Il resto, fa niente.
