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26 maggio 2011

Come deve andare

Mi piace la pioggia estiva.

La trovo spietata. Tira su tutto un sapore di sporco naturale. Come una digestione trasandata, coi pezzi di carne amara che di otturano il naso. Quando la nausea ti impone di sdraiarti e immaginare. Cosa ti succede dentro.
- Non puoi nemmeno immaginartelo - 
Nadia mi guarda e mi chiede come la vedo. La vedo stanca. Affaticata. Con gli occhi vacui, gli zeri soli e bianchi dei conti a fine mese. Accennata e insicura, si sta bagnando tutti i capelli con l'acido obbligatorio polimero di ciò che piove. - Devo cambiare casa, ancora una volta. E' come staccarmi dal cordone ombelicale, ogni otto mesi il trauma del distacco. Ogni otto mesi, comunque prematuro.

Dall'asfalto umido viene su tutto un sapore di rancido. Le persone a brandelli lasciano la pelle secca della fine dell'estate, come squame lucide, sul fondo del letto. Perdono i pezzi, le caviglie si spelano come gomma bollente per il troppo sfregare. Lasciano  briciole molli che impregnano le lenzuola logore. E la stoffa sa di essere umano.

- Mi sento uno straccio. E una marionetta che esegue gli ordini - Nadia di stoffa beve il caffè bollente. Il palato non sembra curarsene. Ne assorbe l'aroma crudo e definito. Affoga tra le pause lo stoppino della mia candela rosa pesca e mal di testa. Stenta a restare accesa, nonostante io insista con lo stuzzicadenti, lo stoppino si piega e inzuppa il viso nella pozza di cera.
 - Non ci voleva, aspettiamo la prossima campagna - Le dico, disillusa che sia quella buona. Solo per prendere tempo. - Magari si tratta di qualcosa di semplice, qualcosa che motivi la nostra buona intenzione. Dove la creatività si piega al tema - La interrogo con gli occhi. - All'uomo - rincaro.