26 aprile 2012

Repertorio de' Pazzi

Una era borghesemente vestita, e se ne stava nell'aiuola di fronte al palazzo di giustizia a leggere ad alta voce sentenze di alto materiale giuridico.

 «Per naufragio doloso, sono due anni di confino, signori. Che avete da guardare, il nylon non vi piace?» La mezza stagione non aiuta. Marzia abbassa i denari delle calze e le sfila con la punta delle dita, delicate da sfociare nel disgusto. «È un difetto di lealtà, capitano, è l'equipaggio di una nave che ne inscena la deriva e ne chiede risarcimento.» Anche le collane divengono leggere, la pesantezza del metallo macchia la pelle, le pieghe del collo si sporcano, e sudano. Marzia ha perle bianche, come se marzo le tingesse di un insano pacifismo. Le allontana come uno scialle e le scuote. Di continuo. «Il confino, o la forca signori, a chi per dolo o trascuratezza contraffà il giornale di bordo. Non ne faccia una questione di diritto, lei! Qui si tratta di dovere o del senso che ne abbiamo.» Così, a primavera, Marzia sistema la carta di identità come vorrebbe davvero che fosse, lo spread tra ciò che è e quello che vorrebbe per sé. Poi esce, raggiunge il palazzo di giustizia, si siede sul quinto scalino e ricomincia «ed oggi a voi signori, canto numero ventuno, la morte per reato di concussione, la bolgia per chi pecca di baratteria.»

28 marzo 2012

Le avventure di Platone: la casa

Si trattava di nuovo di una questione di principio. Che Giuliano promettesse di offrirsi volontario il sabato mattina, per uscire interrogato sull'arte degli Egizi, e poi restasse a casa influenzato senza dire niente a nessuno, a Platone e a Firmino dava un fastidio bestia.

Firmino, di suo, aveva sempre un piano B. «Non funziona. Stavolta Firmino non funziona neanche se piangi. Finisce come quando ti hanno preso al corso di arte circense. Ti sei stancato dopo neanche mezz'ora. La prof. ti manderà a posto ancora prima che tu le faccia la proposta». Firmino s'era preparato l'analisi di Guerre Stellari, usando le categorie del figlio di un suo amico, che tutti dicevano fosse un bimbo prodigio. Le categorie erano tantissime, e Firmino faceva più fatica a ricordarsi quelle, che la trama della trilogia col nome italiano unita alla trama della trilogia col nome inglese. Aveva intenzione di spiegare in italiano Star Wars e in inglese Guerre Stellari, e divenire esempio vivente di colui che concilia oggetto e linguaggio, e che fa della diversità d'espressione un'arma pacifista.


12 marzo 2012

Altrove

I binari filano dritti come le code dei gatti, girano rettamente senza che il vagone si curvi. Alcuni lo fanno cauti, come per timore di cambiare idea all'ultimo istante, per la moglie a casa o i pensieri altrove. Altri lo fanno decisi, hanno una sorta di autostima che permette loro di non pensare alle conseguenze. Certi treni danno la nausea a chi, mal seduto, proteso al finestrino, s'aspetta di curvare, prima o poi. - Ha forse già curvato? - chiede l'impaziente - e non me ne sono accorto? - ribadisce preoccupato. Pochi gli rispondono perché il treno è un affare galante, che solo gli amanti di un rischio sottile possono comprendere e quindi godere. Certo è, che un treno non curva, che un binario curva di rado, che di vagoni ricurvi non ne ricordo. Così accade che ogni volta che salgo, controllo il convoglio, domando, questiono, ritardo più che posso il momento del salto. E quando sorpasso la fessura buia, taglio retto tra la terra e il treno, lo faccio con la certezza che lascio le storture del mondo per la durezza cristallina di un cammino diritto. E abbandono la mente al suo moto oscillante, ogni volta difforme, ogni donna è diversa. 

Sai l'amore a che serve se non sei un uomo galante? A fare dei tuoi cocci, un vaso di pianti.

27 febbraio 2012

Milano-Novara. Dialogo sopra i massimi sistemi.

T-Poniamo che il sale non si chiami in quel modo perché siamo prima di Aristotele.
G-Aha.
T-Ecco, quel sale è lo stesso sale che ora chiami sale oppure no? Voglio dire, il cloruro di sodio restava cloruro di sodio anche quando nessuno lo chiamava così?
G-Possibile. 
T-Ecco vedi. Allora quel sale è la Verità, concretamente il vero. Il realismo della Verità.
G-No, guarda Tia, non sono d'accordo. Qual è il contesto di riferimento di questa cosa che chiami sale? E perché si è deciso di chiamarla sale? È l'accordo della comunità scientifica che fa del sale il sale, non la semplice esistenza di un elemento che qualcuno ha casualmente cominciato a chiamare sale.
T- No, aspetta. Stai confondendo le cose, Giamma. Una cosa è il valore di verità logico, una cosa è concretamente il vero, l'esistente.
G-Confondendo un cazzo, Tia. Se il sale è sale, è perché qualcuno in quel contesto ha deciso che il salgemma che si estrae dalle cave va chiamato in quel modo.
T-Tra l'altro si estrae facendo bollire l'acqua salata, ma lasciamo perdere.
G-Fai venire voglia di litigare.

21 febbraio 2012

Le avventure di Platone: vero e bello quindi buono

Andava alle medie Platone e aveva quel vizio di ficcarsi il mignolo nell'orecchio che non si poteva guardarlo mentre lo faceva. Giù a cavar fuori chissà quali tesori nel fondo mistico di quel buco ceruleo, che dell'ozono aveva solo l'odore. Platone non aveva chissà quanti amici, solo un paio da considerarsi tali e una caterva che invece erano maiali, buoni solo a contar frottole alle madri degli altri. Così, di pomeriggio, non sapendo che fare, Platone aveva preso a passeggiare in cerchio ed ogni giorno percorreva coi suoi compari un cerchio più grande. Partendo dal campetto dei somari s'era cominciato a girare in tondo sempre allargando il raggio, calcolando all'inizio di quanti passi aumentarlo ogni volta. Così, per diletto, i tre ragazzetti s'erano fatti strada per chilometri, curiosi di vedere se il cerchio restasse tale o se, divenuto troppo grande, perdesse quel suo fascino sinuoso e perfetto.